La metodologia Suzuki

Il metodo Suzuki probabilmente non sarebbe mai esistito se Shinichi Suzuki, un "gentleman" giapponese con un alto istinto musicale e morale, non fosse venuto in contatto con l'ambiente culturale europeo. Il metodo Suzuki è spesso inquadrato nel mondo occidentale come un processo di apprendimento "per imitazione" e questo viene spesso sottolineato in senso critico.(Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_Suzuki)

Shinichi Suzuki

Due metodi a confronto

Aforismi

Questo metodo prende il nome dal suo inventore, Shinichi Suzuki (1898-1998), musicista e violinista giapponese che si formò prevalentemente in Germania negli anni ’30 e ’40 dove frequentò i più importanti salotti culturali europei ed ebbe modo di conoscere i più grandi didatti europei.

Il Suzuki è, quindi, per cultura e formazione un metodo fondamentalmente europeo: infatti, tutte le musiche che costituiscono il metodo di studio sono tratte dal repertorio barocco o romantico europeo. Si tratta di un metodo ideato e codificato in anni di studio e da una mente geniale con quella precisione e quel procedere graduale tipico degli orientali con alla base una filosofia che fa della musica un indispensabile mezzo di formazione umana, una disciplina che sviluppa capacità diverse, dalla memoria alla sensibilità ritmica, dalla disciplina nello studio al modo di comportarsi con gli altri (ad esempio, l’insegnamento di vita che dà l’orchestra).

Quali sono le tappe metodologiche e l’evolversi didattico?
In generale, quando la famiglia sceglie la musica per la crescita del proprio bambino, lo fa assai tardi. I genitori, infatti, non sanno che le abilità musicali si sviluppano prestissimo o che il semplice ascolto programmato può sviluppare il senso del ritmo, dell’altezza dei suoni e stimola il canto già all’età di 18 mesi.
La famiglia riveste un ruolo fondamentale nell’avvicinare il figlio alla musica perché il suo compito sarà quello di percorrere insieme, giorno per giorno, l’apprendimento dei ritmi, dei piccoli brani, dei giochi musicali che si possono sintetizzare in una sola frase: percorso della lingua madre. Questo è il modello che sta alla base dell’apprendimento: ripetere continuamente un frammento musicale, un ritmo, cantare una melodia così come i genitori ripetono le prime parole, le prime frasi centinaia di volte senza accorgersene, nell’assoluta convinzione che il bambino ripeterà quelle parole e ne capirà il significato. Analogamente, sul piano della musica, il bambino finirà col ritenere familiare quella melodia, quel ritmo, quel tipo di musica che diventerà parte della sua vita.
Il ruolo della famiglia è, quindi, decisivo: il genitore deve programmare con intelligenza durante la giornata l’ascolto, il canto e gli esercizi ritmici. Egli dovrà, insomma, preoccuparsi di creare intorno al proprio bambino un ambiente favorevole che stimoli lo sviluppo delle facoltà musicali.

Durante la frequenza nella classe di Music Lullaby e poi di Ritmica, che precedono lo studio dello strumento, il bambino vedrà, sentirà, proverà degli strumenti e crescerà in lui il desiderio suonarne uno. Il genitore dovrà, però, prepararsi a quest’evento poiché sarà lui stesso, a casa, l’insegnante del proprio figlio. Il genitore, indipendentemente dal fatto che conosca o no la musica, può partecipare attivamente a quest’esperienza: non sarà, infatti, un dramma se egli dovrà imparare, agl’inizi, le note ed i primi rudimenti di come si suona il violino, il violoncello, il pianoforte o la chitarra. Se non conosce la musica, sarà un modo ed uno stimolo per impararla.
Non esiste una figura di genitore ideale per il metodo Suzuki: tuttavia, il genitore deve prima studiare, non improvvisare e perseguire passo per passo tutti gli obiettivi indicati dal programma (ritmica di base, strumentale e di teoria).

Per quanto riguarda il discorso della teoria e dell’apprendimento della lettura delle note, bisogna chiarire che il bambino col metodo Suzuki impara nei primi tempi tutto a memoria, ascolta il nastro dei pezzi e, quindi, conosce già le melodie previste che egli stesso suona con lo strumento, studia la corretta posizione, esegue le arcate ed è abituato a riconoscere la giusta intonazione mediante l’applicazione di strisce colorate sullo strumento. È solo a questo punto che egli potrà dedicarsi con calma alla scoperta delle note, alla loro lettura ed esecuzione. Questo percorso avverrà all’età di 7-8 anni, parallelamente alla crescita scolastica. Alla scuola di musica, egli proseguirà il programma teorico che prevede il canto, il riconoscimento del valore delle note, l’individuazione delle tonalità ed i primi rudimenti di armonia (all’età di 8-10 anni).

Ora, il bambino è in grado di leggere la musica ed è, quindi, arrivato il tempo di dividere con gli altri momenti di gioia, di scoprirsi capace di stare con gli altri e di partecipare così in prima persona all’orchestra. L’orchestra, infatti, offre la possibilità di esprimersi al proprio livello: all’interno dell’orchestra, infatti, vi sono funzioni diverse e ad ognuno è dato di avere il suo posto, esattamente come nella società. Non tutti potranno essere primi o solisti, ma tutti concorreranno ad eseguire “l’opera” musicale così come tutti, secondo le proprie capacità, partecipano alla vita della società. Il Suzuki è, però, anche perseguimento dei livelli previsti dal programma: il bambino dovrà perseguire livelli di studio e preparazione per superare gli esami previsti in un periodo prestabilito. In Italia, il programma Suzuki si conclude all’età della II/III media con il “Diploma Suzuki”, in seguito al superamento di un esame che prevede l’esecuzione di brani ed esercizi paragonabili al IV° anno di Conservatorio e che si tiene di fronte ad una commissione.

Gli insegnanti che applicano il metodo Suzuki sono in possesso dell’abilitazione rilasciata dall’ISI (Istituto Suzuki Italiano) di Torino, avendo sostenuto e superato, dopo 3 anni di corso, un esame di fronte ad una commissione internazionale.

 


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